
Doveva esserci una spiegazione al secondo tempo del derby, irreale (anche il primo è stato un po’ irreale, ma per altri motivi), con la squadra sotto di due gol – noi – perennemente a sbattere contro un muro e a tirare cross per nessuno e a comportarsi come se il risultato non fosse 1-3 ma, chessò, 0-0. E Chivu a parlare continuamente a bordocampo con Kolarov e a non decidere i cambi che tipo 7 milioni di interisti stavano invocando dall’intervallo, per correggere quello strano modulo messo in campo all’inizio – ma come mister, fai esperimenti nel derby?
Quando finalmente si viene a sapere che Bonny aveva avuto la febbre fino a poche ore prima e che in settimana era stato male anche Pio, tutto appare almeno un po’ più chiaro: con cinque infortunati, più due febbricitanti, più uno che oggi è meglio non far giocare (Dimarco), il 3-4-2-1 è stato una necessità più che una scelta, e le due punte non le hai schierate perché non le avevi – le hai messe negli ultimi 10′ perché di più non potevano assicurare. Messa così, la sfiga ha avuto il suo perché. Ma ovviamente non spiega nè giustifica tutto.
Non spiega nè giustifica che per l’ottava volta nelle ultime undici partite sei andato sotto (sei volte di due gol), nè tantomeno che dopo 10′ della partita più attesa stai già perdendo 2-0, come se il tuo ingresso in campo – in un derby, fuori casa per giunta – fosse avvenuto con un colpevole ritardo, cioè mentre gli altri già giocavano. In questo Chivu è stato onesto: lui che in settimana auspicava un’Inter più provinciale (in senso buono), stasera ha detto che sì, l’hanno scorso eravamo più cattivi, e non di poco.
L’anno scorso l’Inter fu costretta a essere cattiva per colmare la voragine della partenza ad handicap. E fu talmente cattiva – almeno in Italia, in Europa un po’ meno – da ritrovarsi a fine febbraio con 10 punti di vantaggio sulle altre, quasi frutto dell’inerzia di una poderosa rimonta. Oggi l’Inter è la favorita del campionato, è probabilmente la squadra più forte e ha il grande problema di essersi adagiata: queste continue e sistematiche disattenzioni – la stagione è ormai iniziata da due mesi e mezzo, nulla è più casuale – non possono che avere questa genesi.
Il fatto di non essere abbastanza cattivi non toglie nulla alle nostre potenzialità: basta leggersi le statistiche di Milan-Inter, una partita che abbiamo perso 3-1 e in cui i numeri sembrano essere invertiti – le cifre migliori, tutte, sono le nostre. Ma le partite non si vincono con le statistiche e con gli expected goal: si vincono con una cattiveria che non abbiamo più. Abbiamo tecnica, abbiamo valori, abbiamo anche furore (quello che ci vuole per le rimonte). Ma la cattiveria, che ci servirebbe per essere meno distratti e/o rinviare a bomba qualche pallone in più, non ce l’abbiamo.
Che Chivu ne sia consapevole e ne parli pubblicamente, è un buon segno. Del resto ‘sta cosa è tutta in capo a lui. La cattiveria la deve trasmettere lui. E i ragazzi, santa madonna, si diano una mossa.

Come al solito stasera sarebbe servito chi era in panchina …che però mercoledì non doveva giocare contro Venezia.
Fino a ieri dovevamo stare più coperti, stasera servivano le punte.
A me sembra che il primo gol nasca da giocata individuale di Moreira che, toh, ha fatto un dribbling
Il secondo è agghiacciante: mai visto un angolo rasoterra arrivare fin dentro cuore dell’area. Il terzo ringraziamo Inies…Barella è un portiere che si piazza su angolo lontano visto che al centro pare brutto stare
Mah