
C’è una cosa più stupida del disturbare il minuto di silenzio per la morte di un ex calciatore di una squadra avversaria, considerando poi che il calciatore in questione è stato uno dei più importanti dell’intera storia del nostro calcio e, in quanto nazionale, ha giocato e vinto anche per i tifosi che hanno disturbato il minuto di silenzio per la sua morte (ed è nato, ma tu guarda, nella città che gli ha girato le spalle durante la commemorazione)? Vabbe’, la domanda è retorica. E, sia chiaro, scrivo ‘sta cosa come atto dovuto rispetto alla questione in generale, non essendo in grado di mettere la mano sul fuoco su nessuna tifoseria e nessuno stadio, nemmeno il nostro, per la manifesta considerazione che ho di certe curve, compresa la nostra. Sono stati 60 secondi di pura beceraggine su cui è giusto scandalizzarsi e giustissimo indignarsi, ma di pura beceraggine i nostri stadi sono intrisi da sempre e lo stupore ne risulta un po’ attutito – sarei rimasto molto più stupito se fosse partito un coro Maz-zo-la Maz-zo-la, quello sì.
La questione vera è un’altra e riguarda la Juventus e gli juventini – una parte di loro, non esigua – e l’Inter. Ed è una questione che vale la pena affrontare nel momento preciso di un caso eclatante, che la porta al giusto livello di esposizione. Che tra Inter e Juve (e il Milan, in tutte le combinazioni) ci sia un’accesa rivalità è tanto ovvio quanto addirittura positivo: di queste contrapposizione vive il calcio e vivono tutti gli sport di squadra, sono il sale e il pepe della competizione, se non esistessero Juve e Milan (per quanto ne auspichi a ogni piè sospinto la radiazione, lo scioglimento, l’abolizione o la contemporanea estinzione causa asteroide durante uno scontro diretto) ci annoieremmo a morte. Inter merda, Juve merda, Milan merda, ok, fin qui tutto bene. Poi si va oltre, come sabato. E l’andare oltre di fronte alla morte di un avversario – cui si dovrebbe portare rispetto, e non orinare sul cadavere – è il segno di un imbarbarimento che parte da lì e va a finire altrove, perché non si può essere incivili a targhe alterne, lo si è e basta, allo stadio e fuori, in tribuna e davanti al computer.
Qual è il problema degli juventini – di una parte di loro, non esigua – con l’Inter? E’ presto detto. Siamo i loro rivali da sempre, siamo stati per decenni la vittima preferita e indifesa dei loro furti e delle loro arroganze, siamo quelli umiliati e derisi del 5 maggio (e clamorosamente derubati nelle 2-3 domeniche precedenti, nell’indifferenza generale, e questo per loro è stata l’apoteosi, l’assoluto capolavoro). Finché un giorno il loro sistema crolla e glielo facciamo crollare noi, nel loro piccolo immaginario (il giudice interista, eh beh, non loro che designavano gli arbitri in pizzeria o li chiudevano negli spogliatoi tra un tempo e l’altro e condizionavano le partite e gestivano il calciomercato, no, il giudice interista, certo, va bene). Poi siamo noi che passeggiamo tra le loro macerie e gli prendiamo a prezzi stracciati i pezzi migliori (beh, non è che a tutti va bene giocare in B, orsù). Poi – e questo è inaccettabile – torniamo a vincere qualcosa dopo quasi vent’anni di nulla (anche a causa loro), facciamo il Triplete (mentre loro la Champions la vincono giocando sui cadaveri dei loro tifosi o pompati all’inverosimile – dati oggettivi, è storia) eccetera eccetera.
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La Juve vince 9 (nove) scudetti consecutivi non un secolo fa, ma l’altroieri. Porca troia, ma che problema c’hai? Perché vincono nove scudi di fila e ce l’hanno con l’Inter, perché il loro primo pensiero resta l’Inter? E quando torniamo a vincere noi e loro non ne azzeccano più manco mezza (beh ragazzi, càpita, sono cicli storici), rieccoli a vomitare bile. Ma anche gli eventi sportivi degli ultimissimi anni sono inaccettabili per gli juventini: noi incarniamo un modello per loro sconosciuto, i mercati fatti in economia, i parametri zero, il rispetto delle regole… che noi si possa vincere così, ecco, li fa andare giù di testa, totalmente. E’ un sistema che non riescono nemmeno a concepire quello di rimanere nei parametri, di fare le nozze con i fichi secchi, eppure vincere scudetti, giocare il miglior calcio d’Italia, fare due finali di Champions (e perderle, cioè, proprio come loro… manco questo possono accettare, la vogliono come esclusiva). Tutto questo non rientra nei loro schemi. Non riescono a giustificarsi nemmeno con loro stessi. Ne hanno una fottuta paura.
Ci indigniamo per le spalle voltate verso il campo e per i cori durante il minuto di silenzio per Mazzola. Scusate, ragazzi, questi sono vent’anni che insultano Facchetti, quotidianamente, pervicacemente, uno degli uomini più retti che abbia mai espresso il nostro calcio, e questo li spaventa a morte: che si possa essere buone persone e avere successo, io lo capisco, per loro è incredibile. Sono trent’anni che ci rinfacciano il passaporto di Recoba, santa madonna, ci fosse servito a qualcosa quel passaporto fake che non c’è mai stato: per quella truffa (noi vittime, intendo) l’Inter fu pesantemente sanzionata e un nostro dirigente squalificato per un anno. Sanzioni, squalifiche: per loro è un mondo sconosciuto, imponderabile. Cartonati, patteggese… no dico, loro, loro! che hanno un conteggio personalizzato degli scudetti, come se la Giustizia non li riguardasse. Eppure, funziona così. Te lo ripeti diecimila volte e diventa vero, è un meccanismo mentale noto da qualche secolo.
Su Facebook, Instagram, X, YouTube pullulano profili di gente malata che propaga odio e notizie false, terrapiattisti della storia del calcio che al confronto i no vax sono le Giovani Marmotte. Leggete, leggete… cose spaventose, e non capisco come mai questi geni non vengano bloccati o sommersi di querele, perché non è possibile che tutto possa essere detto e propagato senza conseguenze, poi la gente alla lunga ci crede – e alle fake news sull’Inter quei certi juventini ci credono eccome, le sanno a memoria, vi parlano per frasette precostituite, cartonati, patteggese, Recoba, e si mettono ad ansimare, gli si altera la voce, gli si dilatano le pupille. Il fascismo in Italia è nato con venti reduci fuori di testa al soldo di un uomo con pochi scrupoli. Il nazismo in Germania è nato da un tavolone in birreria popolato da gente che la sparava grossa. Non la voglio mettere in politica, ma solo dire che le derive nascono così, da certi pericolosi autoconvincimenti continuamente alimentati da gente con poco cervello e molta ambizione, tipo quello di buttarla sempre in vacca e di apparire sano nonostante la rogna che ti divora.
Vorrei dirvi di andare a leggere, per esempio, sul profilo X di Fabrizio Biasin le risposte al post dove ha semplicemente copincollato il comunicato della Juve sul comportamento della loro curva: leggete, leggete le risposte degli juventini, da non credere. Vorrei dirvi solo questo, se non avessi da proporvi qualcosa di anche peggio: andatevi a leggere i pezzi di Tuttosport. E’ il colletto bianco, che spaventa. Perchè al curvaiolo puoi attribuire il valore intellettuale di un orango con la maglietta. Ma al giornalista, per quanto poco indipendente, dovresti sempre poter attribuire un certo tono, una certa attendibilità, una certa garanzia. Dovresti.
Da ‘sta cosa come si esce? Io non lo so, sinceramente ogni livello è stato superato. Spero, per restare agli esempi storici di cui sopra, che non si arrivi alle sprangate sotto i portici o all’olio di ricino all’urlo di guidorossi patteggese cartonati marottalìg. Non ci arriveremo, va bene, ma i toni sono quelli e sono già infinitamente deludenti e preoccupanti, per lo juventino medio e per l’intero genere umano. Agli juventini ragionevoli dico: fate proselitismo, si può essere acerrimi nemici e bersi delle ottime birre. Sulle battaglie culturali invece alzo di default bandiera bianca. A gente che insulta Facchetti da vent’anni che cazzo spieghi, me lo dici?









