
“Buongiorno Settore, complimenti per il blog e per il podcast, sei anche un bell’uomo nonostante l’età. Ma vengo al dunque: se fosse vera ‘sta cosa dell’audio Var di Inter-Roma sparito e taroccato, il fatti i cazzi tuoi a zittire il varista che segnalava che era rigore su Bisseck, insomma, se ‘sta cosa fosse vera, mi spieghi il tuo continuo e pertinace – ok, ti ho scritto solo per usare l’aggettivo pertinace – rifiuto della tesi del complotto contro la nostra amata squadra dell’Inter? Grazie per la risposta, Juve merda”.
Certo che ti spiego, amico mio. Allora, la mia scala Richter del complotto è tarata sulla magnitudo 10 della stagione 2001/02, quella in cui ci rubarono scientemente e deliberatamente uno scudetto praticamente vinto e in cui noi – tu guarda che atroce beffa – autoconfezionammo il delitto perfetto perdendo la partita con la Lazio del tragicamente famoso 5 maggio: bastava vincere, la stessa Lazio voleva che noi vincessimo, ma siamo riusciti a perdere. E quella sconfitta fu un colpo di spugna sulle suggestioni delle partite precedenti, perchè perdere il 5 maggio 2002 fu un’enormità più enorme di tutto quello che accadde prima. Cosa accadde prima? Non te la faccio tanto lunga. Per ottimizzare il tempo, amico mio, riguardati solo i vomitevoli highlights di Chievo-Inter del 21 aprile 2002 e gli apparentemente marginali ma invece centralissimi highlights di Lecce-Udinese del 28 aprile 2002: il rigore inesistente assegnato all’Udinese al 90′ decretò la salvezza dei friulani e rese una farsa epocale Udinese-Juve dell’ultima giornata (viceversa, se l’Udinese avesse anche solo pareggiato a Lecce avrebbe dovuto giocarsi alla morte la salvezza contro la Juve).
Orbene, stabilito che quella è la magnitudo 10 e che tantissime cose si chiarirono con la sanguinosa inchiesta del 2006, l’Armageddon del calcio italiano – Juve retrocessa, ma ti rendi conto? -, io mi illudo che da allora sia concettualmente più difficile condizionare interi campionati e ordire complotti contro questa o quella squadra. Non c’è più un sistema criminale che condiziona il calciomercato e la classe arbitrale. C’è, però, qualcosa di intellettualmente ed eticamente marcio. Che riguarda – I’ll throw in my two cents – soprattutto la classe arbitrale.
Nel 2002 – lo scopriremo quattro anni più tardi – c’erano arbitri e dirigenti arbitrali che agivano su commissione. Nel 2026, se proprio vogliamo vederci un complotto, gli arbitri agiscono su commissione di se stessi. Provo a spiegarmi.
La classe arbitrale è un centro di potere da sempre, molto autoriferito e parecchio manipolabile secondo le convenienze. Se non c’è l’arbitro, la partita non inizia (non ci sono cazzi). Dopodichè, quando la partita è iniziata, l’arbitro fa l’arbitro. Decide. Siccome tutto intorno si muove un megabusiness economico e un interesse patologico di qualche milione di persone, le decisioni dell’arbitro hanno un certo peso. L’arbitro ha il coltello dalla parte del manico e comandare, come tu sai, è meglio che fottere. Ora aggiungici qualche elemento soggettivo: il livello di onestà intellettuale; l’autorevolezza; il protagonismo; la corruttibilità. Sono tutti granelli di sabbia che finiscono nell’ingranaggio.
E poi c’è il Var, la variabile impazzita. Con il Var abbiamo scoperto che gli arbitri e i loro assistenti normalmente fanno un sacco di cazzate, e chissà quante ne hanno commesse nei secoli. Il Var, come sai mon ami, da protocollo non gliele può nemmeno correggere tutte. Ma ha denudato il re. E questa nudità per la classe arbitrale è inaccettabile. Per questo io sono arciconvinto che tutta questa caciara sia essenzialmente una questione interna alla classe arbitrale. Perchè gli arbitri di calcio non vogliono fare la fine degli arbitri nel tennis d’élite, dove tutto ora è sorvegliato con precisione micromillimetrica dai computer ed è rimasto giusto un tizio sulla sedia che si guarda la partita da posizione priviliegiata e ogni tanto rifila qualche warning. Gli arbitri vogliono rimanere una parte essenziale del calcio. Essenziale e determinante. Il più possibile.
Facciamo due esempi di questa stagione, uno pro e uno contro l’Inter. Espulsione di Kalulu in Inter-Juve, rigore per fallo (?) di Bonny su Nico Paz in Como-Inter. Due decisioni opinabili dell’arbitro, perfettibili dal Var. E invece sono rimasti errori, nonostante 17mila telecamere e alcuni arbitri in poltrona che valutano 150mila replay. La filiera di decisioni del rigore di Bonny è straordinaria: per noi non c’è assolutamente fallo, ma siccome per te, collega arbitro in campo, è fallo, e noi tutti vogliamo che la decisione dell’arbitro in campo abbia la precedenza su questo Var di merda, ti segnaliamo che l’intervento non è fuori area ma in area, quindi per noi e per tutto il mondo che guarda le stesse immagini non è fallo, ma fischia pure il rigore. Se poi ora ci vengono anche a dire che bastava picchiare sul vetro – o dirgli direttamente fatti i cazzi tuoi – per far cambiare idea a un varista, mi sembra che il quadro sia completo. L’Inter è danneggiata? Altrochè, stando così le cose l’anno scorso ci abbiamo rimesso lo scudetto. Ma non si agiva così solo con l’Inter, questo mi sembra altrettanto chiaro.
L’autorevolezza (l’autorità) di un’intera categoria, già spocchiosa di suo, messa totalmente a repentaglio dalla tecnologica. Più la solita guerra tra bande, tipica di ogni posto di potere, in cui è tutto un gioco a favorire pupilli e a inculare gli amici altrui. Il quadro è completo. Per l’ennesima volta il calcio italiano deve resettare e ripartire. E vedrai, amico mio, che profluvi di veleni scorreranno tra Aia e Figc, ora che sono da cambiare tutti i vertici, e alla svelta. Dopodichè, conserva il permalink di questo pezzo e tienilo buono per il prossimo update: noi gente d’Italia facciamo le leggi e troviamo gli inganni fin dai tempi delle palafitte. E’ solo questione di tempo, di solito ne basta poco.









