
Dopo la Juve, l’Inter ha vinto tre partite su tre, di cui due in trasferta senza subire gol. Due le reti segnate a match, pum pum, regolare. Niente di che, lo sappiamo. In un ciclo di partite facili, vincere è il minimo sindacale. Però nella politica dei piccoli passi – quelli di una squadra che deve trovare la forma e deve ritrovare sè stessa, prima di dedicarsi eventualmente agli effetti speciali – i piccoli passi fatti bene producono i primi effetti. Piccoli pure loro, d’accordo. Ma li produce.
La vittoria di Cagliari è un po’ come quella di Amsterdam: niente di epocale, va bene, ma nemmeno di banale. 16 tiri contro 4, il 58% di possesso: se fosse entrato il colpo di testa di Folorunsho, dopo il palo quasi-gol del turco, sarebbe stata una beffa atroce. Lo spazio-beffa lo concediamo sempre e a chiunque, del resto, ma forse è il caso che abbassiamo un poco le nostre pretese di perfezione: stiamo tornando ai nostri standard di squadra che produce molto più di quello che realizza, che paga care le sue distrazioni eccetera. La solita Inter delle ultime cinque stagioni, in fondo.
Sono trascorsi giusto tre o quattro giorni dalla strepitosa serie di pagine che la Gazza ci ha dedicato, sul tema “Inter quanto fai cagare” e “Cosa fareste voi per migliorare l’Inter, e perché proprio esonerare Chivu?”. Ci hanno descritto, noi tifosotti, come divisi sul nostro presente e il nostro futuro. Divisi soprattutto sul nostro inesperto e inadeguato allenatore. Ma è davvero così? Io di interisti così disperatamente preoccupati per Chivu (e da Chivu) proprio non ne frequento. Parlo con interisti preoccupati per un sacco di cose – fin troppe -, ma nel podio delle preoccupazioni non c’è quasi mai Chivu. Allora di cosa parla esattamente la Gazza, che un giorno fa una prima pagina sul Milan champagne che batte in Coppa Italia il Lecce in 10 e il giorno dopo ci descrive come un popolo allo sbando?
Visto che non vado pazzo per Chivu, lo posso dire con estrema serenità: è proprio intorno a Chivu che possiamo trovare le motivazioni per ripartire. Non vado pazzo per lui ma mi piace la genuinità nell’affrontare la sua grande occasione. Un gruppo forte e non facile da gestire per tante ragioni, un mercato dove le sue richieste sono state per lo più disattese, il supplizio di doversi sottoporre di continuo al raffronto con un recente passato difficile da eguagliare: non è mica facile. Chivu è il nostro allenatore e si va avanti con lui. A Cagliari per almeno metà partita siamo stati ottimi, con qualche sprazzo notevole. Sull’altra metà possiamo migliorare. E se intanto allunghiamo la striscia, diamo una sistemata anche all’umore. Che non è secondario.








