
Da ore, anzi, da giorni sto digitando compulsivamente De Boer su Google per informarmi sull’esonero. Se l’Inter esonera l’allenatore io lo devo sapere subito. E allora tic tic tic, a nastro. Lo faccio sul pc fisso, sul tablet e sul telefonino. Lo faccio a tavola, in ufficio, a letto, mentre passeggio, mentre mi riposo e ovviamente anche sulla tazza, luogo deputato alle ricerche più complesse e approfondite.
Tic tic tic “De Boer” invia.
Nella cronologia delle mie ultime cento ricerche, ci sono “Pavia meteo” (1 volta), “cimici cosa fare” (1 volta), “stasera in tv” (1 volta), “Diletta Leotta vestita” (1 volta) e “De Boer” (96 volte).
L’Inter (non è la prima volta, non sarà l’ultima) mi sta causando disturbi della personalità ormai da ore. Anzi no, da giorni. Praticamente dal primo tempo di Atalanta-Inter, tra le 15 e le 15,45 di domenica 23 ottobre, durante il quale bisteccato sul mio divano mi sentivo in imbarazzo anche con me stesso.
“Minchia se gioca l’Inter”, mi dicevo.
“Quelli nerazzurri sono gli altri”, mi rispondevo.
“Ma tu sei interista?”, mi chiedevo.
“Chi, io?”, mi rispondevo.
Erano i primi sintomi della dissociazione. Chi siamo, dove andiamo e , soprattutto, chi ci allena? No, perchè nel tardo pomeriggio di domenica De Boer era già un morto che camminava e io mi sentivo sprofondare nel limbo, quella fase di mezzo in cui hanno cacciato il tuo allenatore e quello nuovo non c’è ancora, e soprattutto tu non ne sei informato. E quindi la domenica sera spegni la luce e dici bòn, basta, fuck you, avvertitemi quando decidete, anzi no, aspetta, riaccendi.
Tici tic tic “De Boer” invia.
Esonerato, dicono. Spegni va’.
Dormo male. Lunedì mi sveglio confuso e la giornata non mi aiuta. Si concretizzava di ora in ora l’inedita formula dell’esonero punitivo: ti faccio allenare la squadra e andare in panchina con il Torino, ma sappi che ti ho già esonerato. Lo cosa non mi appariva chiara nemmeno dal punto di vista sindacale, ma la certezza era che De Boer era finito, kaputt, arrivederci e grazie per la dedizione, auguri per i nuovi impegni professionali. Su giornali, tv e web la situazione era ben chiara: De Boer è un’illusione, c’è ma non esiste più, siamo già al dopo De Boer e il nuovo allenatore sarà scelto tra uno di questi (segue lista di nuovi allenatori dell’Inter con curricula, stipendi, schermi, desiderata, curiosità).
Dormo male. Al che si arriva a martedì, quando mi sveglio tutto sudato e mi dico:
“Sono senza allenatore!”
Faccio colazione in stato catatonico, immaginandomi De Boer con la barba lunga e le occhiaie nello scompartimento di una tradotta diretta ad Amsterdam, insieme alla moglie e alle tre figlie che io non ho ancora imparato a distinguere (anche la moglie dalle figlie, per dire). Anzi no, una è vestita da pallamano. Vabbe’, le altre due e la moglie sono uguali. De Boer ha la polo dell’Inter con un buco al centro del petto: gli hanno strappato le iniziali con le forbici. Alla frontiera con la Svizzera controllano i documenti. Frank allunga i cinque passaporti. Una lacrima gli riga il viso.
Tic tic tic “De Boer esonerato” invia.
Appaiono diciassette articoli in cui De Boer viene dato per esonerato, però non lo è ancora, però fidatevi che lo esonerano a breve, questione di ore, figuratevi se tengono una ciofeca del genere. Probabilmente gli faranno fare ancora Inter-Torino, ma solo per umiliarlo.
E’ stato un brutto martedì, vissuto in empatia con De Boer. Che però vedo allenare la squadre e partecipare alla conferenza stampa, solo come un cane e rispondendo in varie lingue. E’ vivo. Esonerato, ma vivo. Sono contento per lui, ma incerto per il futuro. Vado a letto.
Dormo male. Mercoledì è il giorno della partita, che però è in secondo piano, o forse terzo. Sui giorni e sui siti leggo solo che De Boer è stato esonerato e sarà in panchina solo in quanto dipendente dell’Fc Inter fino a prova contraria, mentre il toto-allenatori si allarga a nomi mai sentiti. Altro particolare interessante è: chi esonera De Boer, e chi assume il prossimo allenatore? Non ci capisco una sega e su un foglietto a parte mi appunto le varie possibilità: Suning esonera, Thohir sceglie; Thohir esonera, Suning sceglie; Suning e Thohir esonerano, Moratti sceglie; Suning e Thohir e Moratti esonerano, Paolo Bonolis sceglie.
A metà giornata, in totale confusione, cerco su Google:
“Inter-Torino si gioca?”
“Inter-Torino rinvio”
“Inter-Torino orario”
“Inter-Torino allenatore Inter”
Al che, in pieno sbando, chiamo mia mamma, ma per non fare una figura di merda la prendo alla larga:
“Mamma, stasera guardi l’Inter?”
“Sì. Che cazzo di domanda è?”
“No, cioè, volevo vedere se ti ricordavi che c’era il turno infrasettimanale e…”
E ho messo giù prima che mi rispondesse. Boh, giocheranno davvero? De Boer è ancora a Milano? E’ ancora vivo? Le ore passano e alle 20.43 in effetti vedo iniziare regolarmente il collegamento con San Siro. Alle 20.44 inquadrano la panchina dove è seduto De Boer.
“Sarà mica Ronald?”
“Scusa?”
“No, perchè questo complotto plutocratico…”
La partita ha inizio. Dopo 4 minuti ho già divorato 5 Choco Leibniz della ditta Balzen, l’alto di gamma degli Orociok. L’Inter segna addirittura un gol di culo, e mi sembra un segno preciso. Poi subisce un gol di contro-culo (difensori dell’Inter che si falciano tra di loro, attaccante del Torino che ne approfitta) e mi sembra un segno preciso.
“E’ un segno preciso!”
dico alzandomi in piedi sul divano dopo aver divorato il nono dei nove Choco Leibniz della confezione e sentendo una fitta – psocosomatica, è chiaro – all’altezza dell’appendice. A un certo punto, mentre è ormai chiaro che De Boer è fottuto – del resto tutti lo dicevano da tre giorni -, Icardi segna un gol della madonna, al quale esulto con misura.
“(farfugliamento a bassa voce con le braccia al cielo)”
“Cosa?”
“GOL!”
“Ah.”
“Ok, gol, 2-1, ok. E adesso?”
Sono in piena crisi. Dovrei scrivere un pezzo sul blog, ma che cazzo lo scrivo a fare? Abbiamo vinto ed esoneriamo l’allenatore, credo, e quindi? Oppure non lo esoneriamo, e quindi? Ho bisogno di certezze. Non ne ho. Accendo il pc, vado su WordPress, sto per scrivere un pezzo purchessia, e anzi decido di intitolarlo “Purchessia”, ma non mi viene niente da scrivere che poi non possa essere usato contro di me. Sudo, ho freddo, mi copro, sudo. Alle due vado a dormire.
Dormo male. Giovedì, oggi, non rilascio alcuna dichiarazione a me stesso prima delle ore 16. Alle 17 decido di scrivere un pezzo e ora, prima che caccino De Boer e lo debba buttare via – il pezzo, dico – lo salvo e pubblico. Ecco, ho finito. Aspetta.
Tic tic tic “De Boer esonerato”.
Mi compare un pezzo della Gazza. Il cui tenore è: sì, ok, ha vinto con il Toro, ma vi spieghiamo le cinque ragioni per cui l’Inter dovrebbe tenere De Boer e le cinque ragioni per cui dovrebbe cacciarlo.
Cinque più cinque, dieci ragioni. Troppe. Non lo leggo. Invia.
(e chiedo all’Inter il danno biologico. Non si può andare avanti così, dai)
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