
Le statistiche parlano di partite gemelle di Inter e Milan quanto a possesso palla: 61-39, uguale. Poi dicono che l’Inter ha tirato poco (6) e meno del Lecce (!) (7), mentre il Milan ha tirato tanto (15), il doppio del Parma (7). Hanno vinto le squadre che hanno tirato di meno. Ha fatto ca-ca-re la squadra che ha tirato di più. Vabbe’, è la dimostrazione che le statistiche servono fino a un certo punto. Non esiste la voce “Difesa che si impanica ogni volta che parte il contropiede avversario” e nemmeno la voce “Vado in porta con il pallone perchè gli avversari sono impanicati però poi non tiro mannaggia” che avrebbero meglio dipinto Parma-Milan, nè la voce “Squadra che non si sbatte alla morte perchè così basta e avanza e tra l’altro ci sono trenta gradi” con cui analizzare meglio Inter-Lecce. Queste sono partite da vincere e basta, il resto – ad agosto – sono solo particolari. Queste tre partite da giocare boccheggiando in campo e con il mercato ancora aperto sono un festival dell’assurdità, cui seguirà la mortifera pausa per la Nazionale di inizio settembre, un calcio nei coglioni. Giovedì c’è il sorteggio Champions, venerdì l’Atalanta, poi ciao, due settimane di nulla. Non vedo l’ora che sia il 15 settembre: prima, non è stagione. Prima è ‘sta roba qua.
Intanto, continuano a chiedere a Inzaghi se l’Inter ritroverà la fame, dando per scontato che l’Inter la fame l’abbia già persa, tutto questo dopo due partite con Genoa e Lecce e 36 ancora da giocare. La fame, quella vera, arriverà: adesso fa troppo caldo per il brasato con la polenta. Dopodichè dovremo abituarci tutti a un altro andazzo. L’estate 2024 (estate di competizioni internazionali, quindi un’estate a rate per la preparazione) è una novità nella storia recente dell’Inter: non abbiamo rifatto mezza rosa, non abbiamo venduto pezzi forti, abbiamo lo stesso materiale umano che ha dominato l’ultimo campionato. Invecchiato di un anno, ok, ma con gli innesti mirati potenzialmente più forte. Non può esserci l’atmosfera frizzante e/o spiazzante di quando reimposti una squadra o vai alla caccia spasmodica di obiettivi: abbiamo lo scudetto sul petto e la modalità è diversa da quando lo scudetto lo vai a prendere.
Quindi ok, la questione fame è importante (meglio avercela) ma non basilare. L’Inter deve imparare piuttosto a gestire la consapevolezza: in Italia siamo i più forti, con tutto ciò che questo comporta. E niente, bisogna dimostrarlo di volta in volta. La bellezza dello sport è che ogni anno resetti e riparti: per gli altri è un’occasione, per noi è una sfida. Il problema dell’Inter non è la fame (che arriverà, tra campionato e coppe, figuriamoci se non arriverà). Il problema è la noia. Quella, la dobbiamo scacciare. Stesso mister, stessi schemi, stessi compagni, stesse gerarchie: la noia è un rischio. Ma è anche facile scrollarsela di dosso. Non c’è nulla di acquisito, i punti si dovranno andare a prendere dovunque e contro chiunque (oh, è una regola che c’è da cento e passa anni) e la chiave del divertimento – anche quella della fame – è tutta lì. Scavalliamo questo perioso afoso di calcio fake e andiamoci a prendere tutto. Finchè c’è il cooling break non è calcio: è beach soccer su erba.









