
Uno scontrino fiscale attesta che, pur non distante dal mio divano (direi 150 metri in linea d’aria), alle 21.10 di sabato 3 maggio ho saldato il conto di due esosi spritz con ricco aperitivo – esosi per colpa mia, va detto, all’aperitivo ho aggiunto cose in corso d’opera perché stavo bene, era una bella serata, c’era quasi freschino dopo un pomeriggio appiccoso e non avevo nessuna fretta tornare a casa. Inspiegabilmente.
Si stava giocando Inter-Verona. Dalle 20.45.
Praticamente stavo facendo turnover con me stesso. Non mi sono schierato sul divano, ci ho messo il mio avatar mentre io ero lì fuori, a 150 metri in linea d’aria, a sorseggiare lo spritz e a ordinare cose in sovrappiù senza nemmeno sbirciare più l’orologio. Stava giocando la vice-Inter diretta dal vice-allenatore e io, che avevo ceduto alla tentazione tossica di guardare 20 minuti di Lecce-Napoli, stremato y devastato mi sono messo in panchina tipo Dimarco, che sapeva che prima o poi sarebbe entrato ma non subito. Il risultato di Lecce-Napoli e le sua modalità (corto muso, culo, furtarello, pianeti allineati, finte frignate, vaffanculo) mi avevano messo nel seguente mood: Inter-Verona era troppo per il mio povero cervello in pappa. Poi, a un certo punto, il Farris che era in me mi ha fatto entrare sul risultato di 1-0: ho guardato il resto della partita sperando che finisse il più presto possibile. Non finiva mai. Per fortuna è finita 1-0. Del resto, come si può sopportare un’Inter-Verona dopo un Lecce-Napoli e prima di un’Inter-Barcellona? Non si può, dai.
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E ora siamo al dunque. Siamo pronti?
No, perché non vorrei metterla sull’apocalittico, ma oggettivamente è l’ennesimo bivio tra il tutto e il nulla, situazione alla quale non ci si abitua abbastanza pur non facendo nient’altro ormai da settimane, acrobati sul filo di una stagione per la quale ormai scarseggiano gli aggettivi. Ok, ma non è proprio il solito bivio. Il problema è che domani sera non potranno che accadere sostanzialmente due cose – passiamo il turno e andiamo in finale di Champions, oppure non passiamo il turno e tanti saluti – davanti alle quali dovremmo – anzi, dovremo – comportarci da persone responsabili e consapevoli (risolini in sottofondo).
Siamo persone responsabili e consapevoli?
Beh, insomma, non è proprio il solito bivio. La nostra meravigliosa stagione potrebbe finire domani sera, martedì 6 maggio, verso le 23 oppure prolungarsi fino a sabato 31 – minchia, altri 25 giorni di passione, potrei non farcela (non è vero, ce la potrei fare). Sì, rimarrebbero tre partite di campionato in modalità agonia, ad aspettare di vedere il Napoli vincere 1-0 contro squadre inutili e preparare il pullman scoperto e festeggiare in piazza il nuovo miracolo blablabla. Cioè, una merda.
Quindi: domani dobbiamo vincere.
La qual cosa non sarà semplice. Cioè, col Barça dei bambini prodigio. E poi, chi cazzo ha cambiato il regolamento dei gol in trasferta? Dopo un 3-3 in trasferta avremmo avuto un piede a Monaco di Baviera. Invece quella meravigliosa partita di Barcellona non conta quasi più niente, si ricomincia da zero, non è eruttato nessun vulcano islandese, Puidgemont non ha esortato i catalani a uscire dall’Uefa con effetto immediato, Lewandowski è guarito. Si riparte daccapo. Quell’arbitro menarogna fischierà l’inizio e poi la fine. Rimarrà in campo una squadra a rotolarsi sull’erba ebbra di gioia e l’altra con i lucciconi a ringraziare la sua curva.
Ecco, sarà lì che – comunque vada – dovremo comportarci da persone responsabili e consapevoli. Questa è la notte prima del nostro esame di maturità: impermeabili ai giudizi esterni e ai gufaggi generalizzati, dobbiamo prepararci a ogni evenienza. Facciamo così: a quale evenienza prepararci, con precisione, ci pensiamo domani notte. Questa notte trascorriamola impazienti e sereni – sì, ok, mi rendo conto. Ma è così che dobbiamo essere: la fortuna di essere interisti alla vigilia di una semifinale di ritorno di Champions con il fottuto Barcellona, come dire, è una cosa in qualche modo da gustarsi come un pastis davanti a un tramonto in Camargue. Grazie ragazzi, a prescindere. E se vi va, trascinateci un po’ più avanti. Verso l’infinito (non oltre, ché non ne abbiamo più).
(nell’angolo Podcast, giunto nel frattempo all’episodio #127, io e il mio socio Max attendiamo sempre i vostri vocali al numero dedicato Whatsapp 351 351 2355. Cosa ci dovete dire? Quello che volete. Se riuscite a stare nel tema – l’Inter, il calcio, la vita – va bene. Cioè, si gioca ogni tre giorni, siamo dentro a tutto (ops, quasi tutto), è una stagione meravigliosa: vi mancano gli argomenti? Se non ci riuscite, va bene lo stesso. Chi siamo noi per impedirvelo?
(il podcast, oltre che su Spreaker – il cui player trovate qui sul blog – lo potete ascoltare anche su Spotify, Audible, Apple Podcast, Google Podcast e tutte le principali piattaforme. Non lo trovate? Prendete appunti – non è difficile – : scrivete “Settore” o “interismo moderno” nell’apposito campo e per incanto vi apparirà. E’ la tecnologia, bellezza, e non possiamo farci niente)











