
Il tennis è nella mia top 4 degli sport preferiti, forse top 3, forse top 2 se devo far pesare di più una presunta competenza tecnica (nel senso che ci ho giocato 30 anni e passa, pi-pim e pi-pam, per poi darmi 100% al podismo, pant-pant) rispetto alla semplice frazione emozionale. Il tennis mi piace, mi è sempre piaciuto, mi piacerà sempre. Riesco persino a infervorarmi un po’ a parlare di tennis (tipo di Inter o di calcio, solo una tacca sotto). Mi piace parlare di calcio e di sport – non appena capisco che ai miei occasionali interlocutori gliene frega almeno qualcosa, sennò mi spiace passare per il solito poveretto che si dà le arie da intellettualotto e poi pensa solo al pallone, quale che sia lo sport, mentre gli altri reprimono per gentilezza uno sbadiglio e la prossima volta cambieranno marciapiede – e mi piace parlare di tennis perché ne mastico, con idee mie magari, ma ne mastico. Almeno credo. E comunque: chi se ne frega se ne mastico o no. A me piace il tennis, è nella mia top 4 degli sport preferiti, forse top 3, forse top 2.
Per cui: sono molto contento che l’Italia abbia vinto la Coppa Davis. Ma non sono contento che abbia vinto questa Coppa Davis.
Ci sta, ci sta eccome, che l’Italia riesca a vincere la più importante competizione a squadre nel tennis. Attenzione: dopo più di quarant’anni di carestia, è addirittura una cosa enorme vedere – lo dicono le classifiche, mica il pur competentissimo Sector che ne mastica, fidatevi – che siamo tra le nazioni guida di questo sport per qualità a quantità di giocatori, come gli Usa, la Russia, la Spagna eccetera. Abbiamo vinto la Coppa Davis (questa Coppa Davis) schierando i nostri virtuali numeri 4 e 5, perchè il virtuale 2 (oggi 5) è fermo da non si sa nemmeno quanto e il nostro vero 2 (ma virtuale 3, anche se per bellezza di tennis 1) è in stato di forma tipo Lukaku quando torna dal mare. Cioè, siamo proprio forti come movimento (è incredibile). Poi vabbe’, il nostro numero 1 è il tennista oggi più in palla e più trendy di tutto l’universo e la Coppa Davis (questa Coppa Davis) l’avremmo vinta anche schierando ME come secondo doppista (col cavolo che stavo a rete con ‘sti missili che passano, me ne stavo a fondo e lasciavo fare all’altro) (poi servivo da sotto, per sfregio) (mi chiamano il Kyrgios delle nutrie).
“A Setto’, hai rotto er cazzo co’ tutti ‘sti numeri che nun se capisce ‘na sega”.
Ok, passiamo al secondo argomento. Questa Coppa Davis.
Amici dirigenti del tennis mondiale, voi potete fare il cazzo che vi pare, sia chiaro. Cambiate tutte le formule che vi pare. Però, allora, cambiate anche i nomi. Coppa delle Nazioni, Tennis League, Confederations Cup, Tennis World Champioship, Intercontinental Tennis Trophy, International Tennis Award, Pallina d’Oro, Racchetta Universale, TCFKAD (The Cup Formerly Known As Davis). Ecco, robe così. Non Coppa Davis. Questa non è la Coppa Davis.
Cioè, ma voi che adesso siete saliti sul carro dei vincitori, ecco, voi vi ricordate cos’era la Coppa Davis? Quella vera, non questa robaccia schifosa?

Vi propongo un ripassino. Ogni turno di Coppa Davis si giocava con cinque partite (4 singolari, 1 doppio) al meglio dei 5 set (che assoluta meraviglia) distribuite in tre giorni (2 singolari il venerdì, il doppio il sabato, 2 singolari la domenica). Si giocava sul campo di una delle due nazioni (secondo un criterio di turnazione: la prossima volta che ci sorteggiano insieme, giochiamo da te), che sceglieva luogo e superficie (che assoluta meraviglia).
Ma voi ve lo ricordate il parquet di Asuncion?
Allora, vi spiego. Anni Settanta-Ottanta. Il Paraguay aveva un signor giocatore, Victor Pecci, e poi nessuno. Ma quando c’era la Coppa Davis nessuno voleva andare a giocare in Paraguay. Perchè loro sceglievano come superficie il parquet del palasport di Asuncion, una roba così scivolosa che lo stadio successivo era il palaghiaccio di Bolzano. E una volta batterono gli Stati Uniti di McEnroe (ad Asuncion, ovvio, perchè l’avessero giocata a New York beccavano un 5-0 e a casa). Ma voi ve lo ricordate il Brasile che ci fece giocare in riva al mare a Macejo con tipo 40 gradi all’ombra e 55 al sole? O la Polonia che ci fece giocare in un campo in terra rossa con le righe in gesso che quell’infame di Fibak le cancellava col piede?
Ma ve le ricordate queste cose meravigliose?
E poi la Coppa Davis era anche una specie di zona franca per il tifo caloroso. Si vedevano scene, in Coppa Davis, che se fossero successe in uno Slam qualsiasi avrebbero sospeso la partita e arrestata mezza tribuna per interruzione di pubblico servizio. Questa era la Coppa Davis, una cosa romantica e sublime. Magari a volte un po’ estenuante (metti che si gioca sulla terra rossa, si affrontano due pallettari al meglio dei cinque set: non benissimo), ma terribilmente affascinante, epica, unica.
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E questa Coppa Davis? Avendola chiamata in qualsiasi altro modo, non ci sarebbe stato nulla da eccepire. Ma non mi puoi chiamare Coppa Davis una competizione i cui incontri si risolvono in un pomeriggio (non in tre giorni), in tre partite (non in cinque) al meglio dei tre set (non dei cinque), in campo neutro (non in casa dell’una o dell’altra) e quindi sempre sulla stessa superficie (non su una a caso tra terra, veloce o erba a seconda della scelta dei padroni di casa) (o il parquet di Asuncion). Senza contare che il doppio pesa per il 33% e non per il 20% (che già contava parecchio), e anzi è spesso il punto decisivio. Il doppio. Una specialità semiclandestina (escluso la Coppa Davis, quanti doppi vedete in tv in un anno? Giusto le finali degli Slam, nei ritagli di palinsesto, forse). Il doppio composto 9 volte su 10 da giocatori che non giocano mai il doppio (uno spettacolo indegno).
Cioè, ma che merda è?
Facciamo un esempio. Facciamo che domani cambiano le regole dei Mondiali di calcio. Che anzichè in un mese si giocheranno in una settimana attraverso una serie di triangolari tipo Trofeo Birra Moretti, con tempi di 30 minuti anzichè 45, e se finisce pari si fanno gli shoot-out? Sareste contenti? Li chiamereste Mondiali?
Vabbe’, ci tenevo a dirlo perchè mi piace parlare di tennis, che è nella mia top 4 degli sport preferiti, forse top 3, forse top 2. Abbasso la Coppa Davis (questa Coppa Davis), viva il tennis, viva l’Italia, forza Inter.
P.S.: se siamo forti come movimento, adesso dobbiamo durare. La squadra di Panatta, Barazzutti ecc. fece 4 finali in 5 anni. Ragazzi, fate che non sia una roba occasionale così come occasionale è questa Coppa Davis, che almeno le potevano cambiare il nome, ‘sti pezzenti.









