
Mettiamo il caso che uno lavori in un bel posto (boh, facciamo Parigi), in un’azienda importante, con una mansione di rilievo e con un ottimo stipendio (boh, facciamo 100mila euro netti l’anno). Ecco, se a questo qua un giorno si palesasse uno che gli offre venti volte tanto (sì, tipo due milioni l’anno) per un analogo o superiore incarico in un’azienda meno importante ma moooolto solida in un posto oggettivamente di merda (boh, facciamo Rozzano, per dire), offrendogli una casa di mille metri quadri con piscina, eliporto e rubinetteria d’oro (sì, a Rozzano, embè?) questo cosa fa?
Ci va, a piedi.
Quindi, basta con queste litanie sui campioni che vanno in Arabia. Avranno le loro ragioni e non c’è bisogno di spiegarle. Adesso che anche Milinkovic-Savic (uno tutt’altro che vecchio, o bollito, o entrambe le cose) ha deciso di andare a prendere pacchi di soldi nel deserto, passando direttamente da “giocatore che piace da anni a 200 squadre europee e nessuno però se lo piglia” a “vado in Arabia e andatevene tutti affanculo, lavoratori? Prrrrrrrrrrrrrrr”, ecco che ormai sarà meglio rassegnarsi a questa nuova situazione: l’Arabia entra a far parte del Primo mondo calcistico, che ci piaccia o no (è chiaro che non ci piace, ma quanto pensate che gliene fotta a Ronaldo, Benzema, Firmino e ai nostri amici Brozo e Milinkovic-Savic?) (Ve lo dico io: un cazzo).
Piuttosto, vediamo di conoscere meglio questo campionato. Per motivi di mercato sentiamo solo parlare di Al Nassr, Al-Hilal, Al-Ahli, Al-Ettifaq e Al-Ittihad. Ma le altre? Ecco qualche info.
Al-Caraz. Club di recente fondazione, fino a qualche anno fa si occupava prevalentemente di tennis e di padel, prima che i soci si rompessero i coglioni di sudare come bestie in mezzo alle dune. La nuova moda del calcio ha così imposto una provvidenziale riconversione al football. Per un paio di stagioni ha giocato in uno stadio ricavato dai vecchi campi in mateco: da qui il simpatico nomignolo con cui sono conosciuti i giocatori dell’Al-Caraz, gli “Escoriati”.
Al-Ban. Lo sceicco proprietario della squadra è un appassionato del bel canto e grazie all’impegno nel calcio si sta togliendo qualche sfizio personale. La squadra va ogni anno in ritiro precampionato in Puglia e l’inno del club è un remix arabeggiante di Felicità. L’Al-Ban non gioca mai durante il Festival di Sanremo: la partita viene di solito rinviata il lunedì, nel match che viene ormai tradizionalmente chiamato Nostalgia Canaglia Monday.
Al-Gorythm. E’ un club rivoluzionario nei suoi assetti: nel cda siedono uno sceicco e un computer. I giocatori vengono scelti da un software che li seleziona per ruolo, efficienza fisica e attitudini. Le trattative di mercato vengono condotte da Chat Gpt. Di una di queste è stata protagonista l’Inter, che ha offerto Correa per 50 milioni. Il computer ha esaminato la proposta e mandato questa mail: “Costa troppo poco, di sicuro è una sòla. Tenetevelo, barbùn”.
Al-Capon. E’ il club più chiacchierato e torbido, non a caso soprannominato “la Juventus saudita”. Già negli anni Settanta era sospettata di ingraziarsi gli arbitri offrendo loro barili di petrolio greggio. Poi, dopo uno scandalo doping negli anni Novanta (parecchi giocatori furono trovati positivi al cherosene, prima che tutto venisse insabbiato), la clamorosa condanna nel 2006 per Beduinopoli, con due petro-scudetti revocati.
Al-Miranth. E’ il club più schierato politicamente. Il proprietario, lo sceicco Al-Alà, ha dichiarato in una recente intervista di collocarsi nel solco della destra moderata europea, tra Marine Le Pen ed Hermann Göring. Dopo le polemiche suscitate da una recente vicenda – la squadra è entrata in campo con il fez al posto della kefiah -, l’Al-Miranth sta cercando di ripulire la propria immagine aderendo con convinzione al progetto di Fratelli d’Arabia.
Al-Legrhi. Il club è da sempre riconosciuto come simbolo dell’anti-calcio saudita. Per tradizione, la squadra si schiera in campo con lo schema 8-1-1, evoluzione di un antico 9-1-0 che ora l’Al-Leghri ritiene con orgoglio di aver superato con il nuovo spregiudicato assetto. I tifosi però non sono soddisfatti e ogni anno gli abbonamenti sono in calo: l’allenatore ha annunciato novità (“passerò al 7-1-2”), ma senza per ora aver sortito alcun effetto.
Al-Gidah. E’ l’unico club controllato non da uno sceicco petroliere, ma da uno sceicco gelataio monopolista dopo l’accordo con l’industriale arabo-americano Sam Montahn ancora al vaglio dell’Antitrust saudita. Simbolo della squadra è il Kornet, un tradizionale prodotto dolciario arabo: una cialda a forma di cono riempita di gelato alla vaniglia e cioccolato. Il Kornet viene servito semi-sciolto, proprio come a San Siro: “Il calcio italiano è il nostro riferimento”.









