
Sto per fare una cosa superiore alle mie possibilità, frutto più che altro di un gigantesco equivoco. E’ giusto che ve ne renda partecipi, anche perchè potrete (dovrete) (potreste, dovreste) fare la vostra parte. Segnatevi questo numero: 351 351 2355. Non avete capito niente? Tranquilli, nemmeno io.
Provo allora a ricapitolare. Dunque, un mio amico (uno che non se la tira, ma è un creativo della comunicazione che Marshal McLuhan al confronto è Gigi Marzullo) un giorno mi scrive: basta cazzeggiare, ho un progetto che ti riguarda (uhm, quelle frasette che hanno sempre un che di sinistro, un sottinteso sospetto, gli spagnoli la chiamano enculada). E io gli rispondo: vabbe’, vieni a prendere un caffè a casa mia, devo smaltire quelle due-trecento capsule di Istanbul.
Ascolta “#2 – Empoli, meme, eros, io vorrei non vorrei ma se vuoi” su Spreaker.Il mio amico si presenta con la sua cagnolina. Anch’io ho una cagnolina. La sua è una Jack Russell. La mia una buldogghina francese. Praticamente alte uguali, ma viste una a fianco all’altra sembrano una marciatrice messicana e una lanciatrice del disco bulgara. Mentre le due giocano (più che altro gioca la sua: la mia si prende lunghe pause sociopatiche sotto il divano, evitando ogni tipo di confronto), noi conversiamo amabilmente per circa due ore. La prima ora e 50 minuti circa la dedichiamo alle varie ed eventuali: vacanze, caro vita, Inter, prospettive a breve termine dell’Inter, prospettive a lungo termine dell’Inter, ricordi legati all’Inter, amore per l’Inter, la galassia Inter, riflessi dell’andamento dell’Inter sull’umore e la vita quotidiana, Cuadrado). Quando parte il countdown degli ultimi dieci minuti, il mio amico arriva finalmente al dunque:
“Secondo me, potremmo fare un podcast”.
Mentre lo dice, il suo cane abbaia al mio (“Esci da sotto il divano, dai! L’avessi saputo me ne stavo a casa!”) e io nel casino capisco Donbass.
“Scusa?”
“Un podcast”.
“Ah, un podcast”.
“Il podcast dell’interismo moderno”.
“Ah! Cioè. tipo…”
“Sì, Settore, interismo moderno eccetera. Formato podcast”.
“Podcast!”, faccio io, che non riesco a mettere insieme più di un concetto per volta.
“Podcast, bravo. Quanti ne ascolti tu?”.
In quel momento, al bivio tra iniziare una pietosa supercazzola e dirgli la verità, anche in meno della nostra amicizia scelgo la seconda strada, “ehm, zero”, proprio nel momento in cui il suo cane abbaia di nuovo al mio (“E allora? E’ così che tratti gli ospiti? Sei più noiosa di un ottavo di finale di un torneo femminile 250”), e da come il mio amico sorride mi accorgerò più tardi che, nel bel mezzo del bau!bau!bau!, avrà capito “ehm, cento”.
“Wow! Bene!”, e parte improvvisando un piano editoriale che pare di sentire Linus alla convention di Audiradio. Lo lascio parlare finchè mi fa “Eh? Che ne dici?” proprio mentre entrambi ci chiniamo a dividere le nostre due cagnoline che si azzuffano e nella confusione io ne approfitto per rispondere con una disarmante sincerità che vorrei tanto non lo offendesse, “Beh, mi sembra proprio una cagata”, al che lui urla “Evvai!” e mi abbraccia come se avesse segnato Sommer di testa su calcio d’angolo. E lì capisco che nel casino, con entrambe le cagnoline che abbaiavano, con la SUA che mordeva il MIO divano, lui deve aver capito “figata”.
Resto nel dubbio fino a quando lui se ne va, troppo rilassato per essere uno a cui avevo appena detto che i podcast non so neanche cosa siano e che la sua idea è una vera cagata. Poi diventa tutto chiaro: nella mezz’ora successiva, mi inonda di whatsapp con tutorial e cazzi vari e con il link per l’acquisto su Amazon di un lussuoso microfono che non ce l’hanno manco quelli di Radio3 per il pippone delle sei-sette ore di rassegna stampa del mattino.
Vabbe’, ormai non posso più dirgli di no, quindi un giorno di questi – molto presto, pare – partiremo. In una successiva videocall (strumento utile per dirsi delle cose senza che i cani si azzuffino) (e, ho scoperto, anche per registrare un podcast senza rompere i coglioni a nessuno) io mi sono permesso di buttargli lì: ‘scolta, però non facciamo una roba noiosa e fatta alla cazzo di cane. Al che lui mi ha detto: ma certo che no, per chi mi hai preso, per il professor Barbero? Quindi, abbiamo pensato di non farla proprio da soli, ‘sta cosa. Mandando un vocale (sì, un vocale: è un podcast, no?) su Whatsapp al 351 351 2355 potete sottoporci le vostre domande/sollecitazioni/provocazioni/disquisizioni sull’Inter e noi in qualche modo risponderemo. Attendiamo i vostri contributi, siate vivaci e propositivi. Le porte sono aperte a chiunque, persino (rumore di tuoni) a uno juventino, volendo esagerare.
Tipo, chessò, lasciamo giocare il derby, così abbiamo un bell’argomento da cui partire. E cominciamo. Il mio amico dice che è una figata. Boh, vediamo. Tra l’altro è già arrivato il microfono, per il quale ho acceso un agile finanziamento in 36 mesi ipotecando la macchina del Nespresso. Bellissimo, sembro Donald Fagen sulla copertina di The Nightfly mentre canta “C’è solo l’Inter”. Non potremmo cristallizzare questo momento e fermarci qui? Non essendoci cagnoline che abbaiavano, il mio amico mi ha guardato e ha detto no.










