
Dunque, facciamo un po’ d’ordine. 17 partite ufficiali in stagione, 12 di campionato e 5 di Champions. 12 vittorie, 0 pareggi, 5 sconfitte. Vediamole.
12 vittorie. Inter-Torino 5-0, Ajax-Inter 0-2, Inter-Sassuolo 2-1, Cagliari-Inter 0-2, Inter-Slavia Praga 3-0, Inter-Cremonese 4-1, Roma-Inter 0-1, Unione Saint Gilloise-Inter 0-4, Inter-Fiorentina 3-0, Verona-Inter 1-2, Inter-Kairat 2-1, Inter-Lazio 2-0.
5 sconfitte. Inter-Udinese 1-2, Juve-Inter 4-3, Napoli-Inter 3-1, Inter-Milan 0-1, Atletico Madrid-Inter 2-1.
Il quadro è chiarissimo. Nei due gruppi vittorie-sconfitte ci sono due eccezioni. Nel gruppo delle vittorie, l’eccezione è la Roma: è l’unica volta in stagione, oltretutto in trasferta, in cui abbiamo fatto risultato con una squadra nel nostro livello (ci piaccia o no, la Roma è prima in campionato), perchè le altre del “gruppo vittorie” sono squadracce, squadrette o squadre di nome con medio/gravi problemi (Ajax, Fiorentina, Lazio). Diciamo, insomma, che 11 vittorie su 12 sono il minimo sindacale. Molto bene averle vinte tutte, le partite facili (vedi Milan). Qualcuna in modo un po’ così (Sassuolo, Verona, Kairat), comunque un bilancio ineccepibile, quasi un percorso netto (vedi sotto). Però, erano sulla carta tutte facili.
Nel gruppo delle sconfitte, l’eccezione è l’Udinese: era agosto, era la seconda giornata di campionato, e dopo l’illusoria goleada col Toro si siamo trovati a giocare contro una squadra molto fisica che aveva alle spalle quasi un mese di preparazione più di noi (oggi l’Udinese è decima, 15 punti in 12 partite, la sua dimensione). Le altre quattro partite erano con squadre del nostro livello: le abbiamo perse tutte.
Primo bilancio: partite con squadrette, 11 vinte e 1 persa (media punti 2,75); partite con squadre vere, 1 vinta e 4 perse (media punti 0,6).
Parliamo anche di gol. Sulle reti fatte, non ci sarebbe da lamentarsi (26 in 12 partite di campionato, 12 in 5 partite di Champions, siamo sopra la media di 2 gol a match) se non sapessimo che paradossalmente i gol sono uno dei nostri problemi principali: quei gol che – squadrette a parte – non riusciamo mai a fare per chiudere le partite, creando opportunità a grappoli e realizzandone una minima percentuale (togli i 5 al Toro, i 4 ai belgi e alla Cremonese, e vedi che le medie tornano in un alveo di discreta normalità). Sulle reti subite, spiccano i “soli” 8 clean sheet (con la Roma più sette squadrette/squadracce/squadre con problemi). Con le 5 squadre di pari grado (in ordine cronologico: Juve, Roma, Napoli, Milan, Atletico Madrid) lo score è di 6 gol fatti e 10 subiti: uno score che non è da squadretta o squadraccia, ma (parliamone) da squadra con problemi.
Il calcio, con i regolamenti attuali, ci dà alcune certezze. Per esempio, l’asterisco *ma giochiamo bene non dà alcun impulso alle classifiche, questo è giusto ricordarlo. La sconfitta *però abbiamo giocato molto meglio noi vale zero punti: severo, ma giusto. E dopo due partite di fila giocate in quattro giorni entrambe perse *ma giocando bene, ecco, per quanto mi riguarda la questione inizia a diventare un po’ stucchevole. Soprattutto se il calcio basico del Milan e quello vetero-rissaiolo dell’Atletico alla fine della partita risultano essere quelli vincenti, e quello *però siamo belli dell’Inter alla fine non vale un cazzo.
Voglio cogliere qualcosa – non so cosa di preciso, ma la voglio cogliere – dal botta e risposta a distanza tra Bisseck (abbiamo fatto tutto bene, è mancato solo un po’ di culo) e Chivu (non abbiamo fatto bene, in più quelli che sono entrati dopo hanno fatto cagare), che mi sembra tradire quegli equivoci che regnano tra di noi, intesi come squadra e anche come tifosotti. Bisseck dice il vero, ma spero che la squadra non si limiti a pensare che il calcio e il culo sono due ruote che girano, perché sarebbe letale. Chivu dice il vero, però deve anche fare chiarezza con se stesso, perché è l’allenatore che cerca di fare andare le cose in un modo invece che in un altro, ed è l’allenatore che toglie giocatori a partita in corso per metterne altri (tipo che, cinque minuti dopo l’1-1, togliere proprio l’autore del gol e dell’assist che erano tra i migliori non mi è sembrato di grandissimo tempismo – aspetta altri 10′, no? -, nè togliere il quasi nullo ma cazzuto Lautaro in un finale che necessitava cazzutaggine, nè mettere l’ormai perso Frattesi) (ma vabbe’, io ero su divano).
Siamo a un bivio importante, secondo me. Il bivio tra le depressione (gioco bene e perdo, ma è giusto? moriremo tutti) e la consapevolezza (gioco bene ma non basta se non ci metto la cattiveria, quindi adesso invece di fare Nureyev mi metto a fare Chuck Norris e vaffanculo). Chivu, portaci verso una bellezza consapevole: è la strada più breve verso lo scudo. Sennò, a furia di asterischi, ci ritroveremo in Conference.









